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Un’ècfrasi di Ciro Pinto su un quadro di Gianfranco Troccoli

Gli ficcherei a forza in bocca le lettere che gli mancano ogni volta che mette insieme una parola. E quando è nervoso ne salta anche di più. Eppure, mamá (1) fa finta di niente. Poi gli passerà, dice con gli occhi distratti da chissacché.

E intanto Juanito continua a frignare, petulante: vo lo il du ce de l che di ab e ta, e Paco se la ride con la finestra in bella mostra, dove si affaccia la lingua come uno sberleffo.

L’abuelita (2) a quest’ora starà raccogliendo le foglie per il mate (3) dal barattolo che tiene sul mobile sgangherato sopra il fornello. Non lo fa di sicuro il dulce de leche (4) stamattina e nemmeno tutte le altre mattine che le toccherà di vivere ancora. È sola nel barrio bravo, il Tepito, dove sono nata e cresciuta. Per chi lo preparerebbe il dulce de leche?

Rosa starà incollata a Ramon. Ha dieci anni più di lei. È lui il mio macho, Esmeralda, mi ripeteva in continuazione. Ramon sta nel cartello di Sinaloe. Arriva la sera su un macchinone nero e se la prende a bordo. Sei la mia madonna, le dice mentre le mette le mani dappertutto. Un mese fa, quando siamo partiti per venire qui, sono passata a salutarla. Mamá ha organizzato tutto, andiamo verso il Texas. Ci è costato tutti i soldi che papito teneva nascosti nello sciacquone del cesso. Passiamo di là di notte, tra due giorni. Rosa mi ha guardato sprezzante. La nostra amicizia si è dissolta, essiccata come una foglia di coca.

Ho quattordici anni, non sono mai andata oltre il mio quartiere, il Tepito. Città del Messico è troppo grande, per noi del quartiere è semplicemente la ciudad (5), Tepito invece è casa.

Non ci sono andata nemmeno quando hanno ucciso Pedrito. Mamá e abuelita non vollero portarmi. Ho tredici anni, e voglio vederlo. Ma non ci fu verso. Papito è morto, devo vederlo prima che vada sottoterra. Non è uno spettacolo per te. Quando tornarono dalla ciudad, l’abuelita aveva gli occhi gonfi come una rana, mamá bestemmiava e la strattonava. Tuo figlio si è fatto accoppare, ora come faccio con questi tre. Con quello che mi ha lasciato, finirà che dovrò fare la puttana, questo devo fare. Mi venne un brivido. A scuola c’avevo un paio di amiche che parlavano malissimo della mamma di Rosa, che fa la puttana.

Ma a mamá non andava a genio quella cosa. Lavorerò per loro. Si agghindò come un fiore e andò a parlare con quelli del cartello. Tornò scornata. La sentii sussurrare all’abuela che il capo le aveva messo una mano tra le cosce. Sei consumata, e per il resto non ci servi.

Da quando è morto papà, Juanito ha iniziato a mangiarsi le lettere, le sue parole sono bucate come la camicia di papito. Trentasei fori di proiettile. L’ho letto sul foglio che mamá ha lasciato sul comò.

E ora siamo qui, a Dallas. Aspettiamo un cliente, un cliente di mamá. Non ci metto molto. Tu Esmeralda sta’ attenta ai tuoi fratelli. Ci vuole mezz’ora, tra una cosa e l’altra.

Mi lascia qualche dollaro per pagare le caramelle mou per Juanito e una lattina di Pepsi da fare a metà con Paco.

State buoni, e non passate di là, sennò vi cacciano.

Vo lo il du ce de l che di ab e ta, riprende a frignare Juanito. Le mou sono la stessa cosa, ho tagliato corto.

Che lavoro fa mamá? chiede Paco mentre risucchia dalla finestra la sua pepsi.

La pu  a na, risponde il piccolo.

Ma come parli? gli fa il fratello con l’aria che gli fischia tra i due incisivi. Gli sono saltati via quando è andato a sbattere con lo skate. Lascialo stare, lo sgrido. Ma non ho capito che ha detto.

Fa la puttana, e adesso bevi la tua cazzo di pepsi.

1 Mamá: mamma
2 Abuelita: nonnina -da abuela: nonna-
3 Mate: bevanda tipica del Sud America a base di foglie
4 Dulce de leche: crema dolce a base di latte e zucchero tipica dei paesi del Sud America
5 Ciudad: città, intesa anche come centro città

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