Il trampoliere rosa

10350525_10202470442622311_4301378006795548824_n10371421_10202470440182250_4910460747381783382_nConcorso Letterario Sapori alla carta, II edizione, 2014
Il Trampoliere rosa finalista e pubblicato nell’Antologia omonima.

Il trampoliere rosa

Nonno, te ne sei andato.
Stamattina, mentre ero a scuola, lezione di inglese, terza ora.
Le dieci e trenta circa di un giorno splendente, quasi alla fine dell’anno scolastico che mi porterà agli esami di maturità.
Non dovevi farmi questo scherzo. Tu ci volevi venire alla festa per la mia promozione.

Mi è salito un nodo alla gola mentre raccattavo libri e cellulare, e sono scappato via dall’aula.
Ho preso il motorino, non ho infilato nemmeno il casco. Sono andato via come un matto. In piazza del Popolo ho preso contromano un paio di traverse e sono arrivato a casa.
Erano tutti lì: papà con la tuta da meccanico e gli occhi rossi, mamma col viso umido di lacrime, e la mia sorellina a frignare.
E già qualcuno cominciava a venire a casa, per quel triste pellegrinaggio che comincia quando muore qualcuno.
Una ghirlanda di fiori, comparsa chissà come, era poggiata alla parete di lato al tuo letto e riempiva la camera di un profumo dolciastro.
Te ne stavi ritto e immobile come un corazziere. Sembravi ancora più lungo, tutto rigido e la faccia bianca come un cencio.
Papà mi ha messo un braccio sulle spalle e mi ha attirato a sé. Ci siamo abbracciati, lui singhiozzava ed io mi sentivo strozzare, ma di lacrime nemmeno una.
Eppure ti volevo bene, nonno. Un bene dell’anima.

CONTINUA…