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La motivazione della Giuria

Il sapiente intreccio di cinque personaggi e delle loro storie compone un affresco noir che, sullo sfondo di una Napoli perfettamente ricostruita nella sua attualità, racconta l’incrociarsi delle dinamiche della criminalità organizzata e delle tensioni sociali connesse ai flussi migratori dei profughi che attraversano il Mediterraneo. In questo quadro, le componenti drammatiche si sublimano nelle giovani figure di Mimma e Axado e nel loro incontro al limite del magico, dove comunicano due mondi che per gli altri sembrano lontani, e alla violenza e alle paure subentrano l’innocenza e la spontaneità.

Festival GiallOpere vincitrici 2021

La mia dedica al Festival Giallo Garda

C’era una volta un anacoreta, chiuso in una caverna. Sicché non parlava mai con anima viva. A volte gli riusciva difficile parlare persino con se stesso, né a voce né con il pensiero. Stava lì, da tempo immemore. L’unica sua occupazione era la scrittura. Scriveva riempendo fogli e fogli che forava e poi rilegava con dei sottili fili di giunco che aveva portato via da una palude. Scriveva rileggeva e correggeva, cancellava riscriveva e rileggeva nella ricerca spasmodica d’indovinare la musicalità giusta che potesse rendere ogni frase simile al mormorio del vento, quello che udiva filtrare dalle fessure. Imparò, dopo anni e anni imparò a scrivere e a parlare come il vento. Così, da quell’anfratto buio, immerso nella placenta della sua solitudine, iniziò a sibilare come faceva il vento, a discorrere con lui, e a volte persino a litigarci. E a chiedergli un favore, ché lui non aveva mai chiesto niente a nessuno, e ora senza ritegno si ritrovò a implorare quell’orrido susseguirsi di spifferi di portare in giro i suoi scritti. Che non si preoccupasse: erano scritti nella sua lingua, gli sarebbe bastato leggerli.E il vento ch’era abituato a stare tra la gente vorticando per il mondo gli rispose con una grossa risata. -Chi vuoi che capisca la lingua del vento, scritta poi da uno sconosciuto, chiuso in una caverna e isolato dal mondo? L’anacoreta lo implorò di fare almeno un tentativo, uno solo. Passarono i giorni, i mesi, e nella caverna il buio e il silenzio divennero sempre più fitti. Il vento? Si era dileguato. Le fessure erano divenute bocche aride che parevano farsi beffe di lui.Un giorno, un magnifico giorno, il vento riprese a sibilare tra le rughe della roccia e persino a vorticare nella grotta. Pareva soddisfatto, quasi felice.-Hai buone notizie, gli chiese l’anacoreta? Quello sorrise di un sorriso strano, poi sbottò nella sua risata, grossa e fragorosa come un tuono.-Sì, gli rispose sornione. -E dimmi, allora. Dimmi subito.-C’è un posto, in riva al lago, dove hanno letto i tuoi scritti e gli son piaciuti. E li hanno capiti. Incredibile, no? Hanno capito la lingua del vento!Anche l’anacoreta pareva incredulo e restò muto.-Ma certo!, il vento godeva nel farlo sbalordire. -C’è della gente, vicino al lago, che sa leggere anche il vento e sapessi quanto amore ci mette.-E quindi? Gli chiese fremente l’anacoreta.-E quindi, hai vinto. Loro fanno un concorso e pare che tu abbia vinto. Devi venire con me. Domani ti daranno un premio. L’anacoreta iniziò a tremare. -No no non ce la faccio, non sono in grado di vedere nessuno, mi sentirei in pericolo, ho paura. Io tra la gente? Ma è una pazzia.-Ma no, ti accompagno io, vedrai sarà facile, loro ti fanno sentire bene, la paura svanirà. Sono quasi tutte donne e sono dolcissime. -Donne? Dio, non ce la farò mai. -Vieni, abbi fiducia.-Ma dove andiamo? -Non so bene l’indirizzo, ma quando arriveremo al lago c’è un riflesso giallo, come uno spicchio di sole. Basta che puntiamo in quella direzione.L’anacoreta si fece coraggio, raccolse i suoi scritti e s’incamminò incerto dietro il vento.

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