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Ciro Pinto: Il passero e l’imperatore, Tra le righe Libri, 2017

Ciro Pinto, autore che vive a Napoli e che dal 2011 si dedica a tempo a pieno alla scrittura, ha ambientato nel contesto campano diverse delle sue storie. Esse riflettono spesso temi morali, storici, sociali e paesaggistici che diventano a loro volta aspetti psicologici, paesaggi mentali dei protagonisti dei suoi numerosi noir.Nei suoi romanzi passioni e ragione si interrogano vicendevolmente nel tentativo di far luce sul passato e spesso sono condizioni esistenziali che lasciano attoniti i loro protagonisti rispetto al trauma storico delle loro vite, di una memoria che si ripresenta, come scotto e prezzo da pagare per l’ora di libertà che si sono permessi.Così è anche per questo “Il passero e l’imperatore”, noir vincitore del Premio Letterario Festival Giallo Garda 2017, ambientato nello scenario di Capri, dove non è facezia inutile ricordare l’imperatore romano Tiberio si fece costruire non una, ma ben 12 splendide ville.Anche in questo noir il gioco tra bene e male fà da sfondo alle vicende dei suoi protagonisti, sballottati tra la necessità e la libertà, tra calcolo e affettività. In una rete esistenziale di sentimenti contrastanti .Il centro della narrazione qui è Capri che fa da scenario nella sua duplice funzione di bellezza evocatrice di quel dissidio interiore tra il **desiderio di abbandono alla passione e l’inquietudine che genera per la coscienza il peso del passato che, con i suoi traumi, frena la libera determinazione del futuro. **Quattro persone Paolo, sotto-ufficiale di Marina (dall’accademia navale di Livorno), Clara designer in carriera, Brian professore americano e Giulia giovane di identità vagabonda, convergono a raggiera a Capri per motivi diversi: non solo cioè per passare al mare una settimana, da sabato a venerdì (che corrispondono ai titoli dei capitoli del libro a cui se me aggiungono due ad epilogo).Ciascuno dei protagonisti è alle prese con fantasmi: Brian per dirimere la natura dell’identita personale dell’imperatore Tiberio, macellaio o sublime esteta; Paolo, per sapere la verità su quello perseguitante e totemico del padre; Claudia per trovare pace al cospetto del fantasma del suo ‘Amleto’; Giulia per dare identità al suo fantasma interiore.Fantasmi tutti inquietanti. Ma sulla Capri di questo noir, a parere nostro, aleggiano soprattutto fantasmi dell’inconscio: quello di Tiberio simbolo ossessivo del potere e il fantasma della bellezza estasiante di Clara.
Come se l’autore volesse indicare al lettore nell’incanto ipnotico del potere, la medesima natura dell’interazione affascinatrice che dà luogo l’incontro tra sublime e aspirazione auto- distruttiva quale l’elemento rivelatore l’autenticità del desiderio, la tragicità latente del destino di ciascuno, in balia della scintilla di quella follia che accende lo scatenarsi imponderabile delle energie presenti nel serbatoio dell’inconscio umano, esponendo al rischi di lasciare ciascuno al cospetto dello smacco dell’ignoto se non si rimedi al più presto col trarre apprendimento di maturità dall’esperienza.Limpida la scrittura di Ciro Pinto anche in questo noir, ricca di suggestioni naturalistiche nell’intreccio di temi romantici all’incrocio con ritmi e tempi della modernità.La sintassi narrativa dell’autore ci fa venire in mente le parole di Publio Terenzio Afro (un quasi-contemporaneo dell’Imperatore Tiberio): “«Homo sum, humani nihil a me alienum puto», motto che per questo “Il passero e imperatore” noi tradurremmo (licenziosamente) così, come confessione d’autore: “I miei personaggi sono esseri umani, non ritengo a me estraneo nulla di cio che accade a loro ».

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