L’uomo che correva vicino al mare, recensione della Prof.ssa Anna Maria Vitale

1922041_10203426867978975_1555421254_nNote critiche della Prof.ssa Anna Maria Vitale
su L’uomo che correva vicino al mare, Edizioni Psiconline
Laboratorio di Scrittura e di Lettura
Porto d’Ascoli

Un racconto che traduce la complessità del vivere con quella schiettezza che è frutto di profonda esperienza.
Un racconto che nella sua scrittura privilegia la condizione dell’attesa.
Le figure, le situazioni appaiono all’inizio solo accennate: gradualmente, poi, vanno a definirsi, finché i personaggi acquistano una dimensione a tutto tondo, le situazioni si chiariscono nelle loro motivazioni e danno luogo, allora, all’emozione.
Un lungo diario.
E le date che avviano i capitoli scandiscono il tempo, segnano i passaggi, i rapidi ritorni al passato, che poi sono quelli che si intrecciano al presente e lo realizzano e lo motivano.
Uno spaccato di vita.
Una famiglia, dei nomi, Umberto, Giorgio, Eva…, delle voci, dei caratteri.
E lo sguardo tutti li comprende nelle loro realtà più profonde e complesse, perché di volta in volta l’angolo visuale varia e ora il personaggio, la situazione sono visti da un’angolazione, ora da altra.
Ciò che emerge in fine è un quadro di vita che sorprende per la pienezza, la vitalità dei momenti che lo compongono, per la umanità che affiora e commuove e suggerisce verità.

Il mare è immagine che ricorre in tutto il percorso narrativo: accompagna la vita dei personaggi, è tramite di ricordi, e Napoli con le sue scogliere s’accosta a Rimini con le spiagge lunghe e arenose…, diviene significazione della continuità della vita, dello scorrere delle generazioni che trovano nella sofferenza e al tempo stesso nella resistenza coraggiosa al dolore il loro legame.
E funge da scenario il quotidiano: contrade, luoghi, paesaggi sempre resi attraverso colori, forme sensibili, concrete. Il linguaggio, anche si accosta alla vita: traduce, col ricorso al dialetto, il bisogno di verità.

…Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti. A che serve dipingerla?…
È facile a fa’  i colori come li vediamo, ma dinto all’anima che colori ci stanno? L’ammore, a’ raggia, o’pentimento di che colori sono?…
È l’anima che si proietta fuori e legge quello che vede…
Ciò che l’artista dipinge è espressione dell’anima, non dei sensi.
Le lucciole che danno luce al buio dell’esistenza non si devono toccare.
Solo l’anima può essere in grado di afferrare e colorare, ad occhi chiusi, con la pittura, il palpitare tenue della luce: una possibilità che si concede alla speranza.
Se la lucciola si cattura, si resta nel buio. Le stelle sono troppo lontane e indifferenti. E la speranza viene meno.
E i pastelli che servono a dare colore e vita sono senza punta.
Ogni vita è una rete tessuta e tracciata, senza sosta… finché tra le mani ti ritrovi gli ultimi pezzi di fili ormai finiti, e allora ti volti indietro per non guardare il vuoto che ti assale davanti…
Le lucciole non si devono toccare.
Solo allora la speranza diventa forza ed energia di vita.

E infine, a chiusa del racconto, sulla sabbia ritornano i passi di chi non si è arreso, e il mare, la salsedine, che impregna l’aria tersa, danno alla vita dell’uomo proiezione di eternità.

Anna Maria Vitale