La mia recensione di Sin, di Alessandro Vizzino

sinLa luce nel buio.

Ho finito Sin, ho appena finito di leggerlo e sento che il mondo in cui mi sono addentrato, queste 630 pagine e le sue suggestioni, mi rimarrà dentro un bel po’.

Un luogo blindato, ultramoderno, glaciale dove dieci individui si ritrovano prigionieri.

Un’epoca futura, non molto distante da oggi, figlia del grande collasso che temiamo da sempre.

Un thriller con tutti i più classici ingredienti, con tratti noir, dialoghi cadenzati, ritmo variabile, tanta saggezza nel condurre il lettore, tanta capacità di stupire e… stregare.

Il peccato che avvolge tutti, le ombre di passati ingombranti, in qualche caso atroci e la cappa inesorabile e inviolabile del potere nelle sue multiformi versioni, che manipola, possiede, strumentalizza e distrugge.

Ma in Sin c’è tanta luce, l’Autore la immette pian piano, in qualche risvolto di un dialogo, nelle pieghe di una riflessione e quella luce pian piano veste di umanità e qualche volta di bontà anche la situazione più truce, più aberrante.

Anche Mariano Achebe, truce assassino, si illumina e si giustifica.

Su Sin è già stato scritto tanto, e da persone più autorevoli del sottoscritto, per cui non mi resta che accodarmi nel lodare la grande capacità descrittiva (ad es. gli schizzi in fondo al libro che illustrano il sito di prigionia, che ho scoperto solo a fine lettura, mi erano già familiari), la proprietà della narrazione, la perfetta architettura della trama e dei sincronismi.

I valori, i grandi temi della storia dell’umanità trovano spazio in un libro che vuole (e riesce) ad andare oltre la funzione di divertissement, seppure noir, c’è un etica che rimbomba, c’è soprattutto la condanna di una morale sempre più aberrante.

Voglio concludere però sottolineando un aspetto diverso, proprio legato ai flussi di luce che appaiono in questa storia drammatica come una speranza, come un’eterna lotta della bontà per non soccombere al buio, come i tratti improvvisamente dolci del viso di Mariano davanti alla giovane Nicole, come l’amore fresco e genuino di Nando .

La pulitura dei cadaveri, dopo ogni macabro ritrovamento, la convivenza sempre più disperata ma sempre più umana dei sopravvissuti, il sacrificio di Carla sono tutte lucciole, piccoli lucori nel buio della perversione umana.

E infine la speranza, di una giovane donna davanti al mare, con la sua creatura in grembo ed un’altra giovanissima vita che le verrà affidata, la speranza che sempre, dopo il buio, dopo i mausolei, i morti da piangere e le tenebre più oscure, possa risorgere una nuova era e una nuova umanità.

Ciro Pinto