La mia recensione di Ragazzi, voglio raccontarvi una storia jazz! di Daniela Vellani

Tutti i colori del jazz

Definire il jazz è sempre un’ operazione difficile, ogni etichetta sarebbe incompleta, riduttiva. Non è una questione tecnica, è semplicemente una questione di sentimenti. Il jazz ne racchiude tanti, li trita e li miscela per sfornare suggestioni che scatenano emozioni, e sono così soggettive queste emozioni che non si riesce a farne un compendio. Anche parlarne non è facile, come diceva Duke Ellington, è una musica che non si spiega, si esprime. Ma Daniela Vellani, scrittrice e appassionata di musica e di jazz in particolare, ci riesce benissimo nel suo ultimo libro: Ragazzi, voglio raccontarvi una storia jazz! -Robin Edizioni, 236 pagine, con la bella prefazione del musicista Giulio Martino e le intriganti illustrazioni di Roberta Goglia-. Devo dire che lo fa così bene che ti sembra quasi di sentire tra le righe la tromba di Baker o la voce di Armstrong o il piano di Ellington o il sassofono di Coltrane.

Daniela Vellani

Forse proprio perché parla di jazz il libro della Vellani non è catalogabile in un genere: non è solo un saggio o un manuale didattico, è anche un po’ narrativa e un po’ sceneggiatura. È tutto questo assieme, ed è un libro che può essere letto, ascoltato, suonato, disegnato e perché no? recitato. È un prodotto destinato ai ragazzi -uno strumento didattico come pochi- ma è una lettura davvero piacevole anche per gli adulti -a prescindere dalla loro competenza in materia-. Insomma, un libro prismatico che riesce a offrirti la faccia che più ti è congeniale. Lo stile semplice e accattivante diventa la chiave per tenerti legato fino all’ultima pagina.

Il suo approccio è davvero originale, a metà tra il saggio e la narrativa. Siamo a New Orleans, un vecchio suonatore di tromba, Tommy, un artista di strada, regala la sua musica ai passanti che si fermano incuriositi. Alterna ai brani aneddoti e racconti che ci portano nella storia di questa musica omnicomprensiva partendo dalle origini africane, passando per il Work Song degli schiavi neri nelle piantagioni americane, dal Gospel, dal Blues fino all’ Electro Swing. A questi piccoli camei narrativi si alternano le varie tappe della storia del jazz.

L’ aspetto più interessante che l’ A. tiene spesso a sottolineare è l’effetto inclusivo che il jazz genera e ha generato in tutta la sua storia. Una condivisione continua di generi, un incrocio di ritmi e anche di situazioni e motivazioni. Una commistione di colori, razze e popoli che lo rende da sempre un genere universale. Nel jazz le diversità sono ricchezze, la globalizzazione è l’ estensione massima della condivisione, la ricerca è la curiosità del cuore prima ancora della mente.