La mia recensione de La Teoria del moltiplicatore, di Rossana Pessione

Il mistero di Villa Letizia

Guardando un cadavere, la morte mi sembra una partenza. Il cadavere mi dà l’impressione di un vestito smesso. Qualcuno se n’è andato e non ha avuto bisogno di portare con sé quell’unico vestito che indossava. Fernando Pessoa -tratto da Sulla morte, Sull’arte.

La teoria del moltiplicatore, il nuovo romanzo di Rossana Pessione, ci dona un’intensa esperienza, capace di farci riflettere su alcuni temi fondamentali della nostra esistenza: la vita, la morte, l’amore, la scienza e l’etica. Un noir che va oltre il noir stesso, sborda dai confini del genere di riferimento per approdare nel territorio più vasto della letteratura.

Siamo a Montallese Lago, un paese immaginario, dietro il quale si nasconde uno dei tanti paesini sulle rive del Lago d’Iseo. Villa Letizia -una villa costruita nel cinquecento- si trova in prossimità del lago. Una volta era una clinica per lungodegenti danarosi, oggi è sede dell’Accademia Internazionale di Anatomia Umana. Annesso all’Accademia c’è l’hospice, che accoglie i malati terminali per accompagnarli con dolcezza alla morte e poi restituire i cadaveri ai loro cari oppure affidarli all’Accademia per farne oggetto di studi scientifici se questa è stata la volontà manifestata dai moribondi.

Eccoli i temi fondamentali: la vita e la morte. La vita che ferve all’esterno di Villa Letizia con i suoi amori, i suoi tradimenti, le sue pene e le sue gioie. L’esuberanza infantile di Cecilia, la saggezza di Margherita, l’attesa trepidante di Sebastiano, l’ansia di Giorgio, la frenesia sessuale di Alessandro e la sua fatua esistenza. La vita che pulsa lontana tra Chicago, Napoli, Roma, Capri, Bucarest, e tanti personaggi che sembrano muoversi autonomamente eppure sono legati da fili invisibili che in qualche modo li tengono legati lì, a Villa Letizia. La morte che crea cadaveri come scorie senza più senso, come moniti a chiunque si senta eterno. Cadaveri da seppellire, bruciare, nascondere dietro una lapide per dimenticare che in fondo diventeremo oggetti. Eppure quei cadaveri possono donarci un futuro nelle mani sapienti degli scienziati. Sezionati, curati, conservati alla temperatura giusta e in ambienti asettici diventano reperti/oggetti su cui le mani fameliche della scienza potrà lavorare per donarci qualche anno di vita in più. Come dice l’antropologa e giallista Kathy Reichs in un intervista a Repubblica del 26/10/2016: Lavoro con i morti, ma per i vivi.

Del resto i temi della vita e della morte sono ottusamente opposti e intimamente legati. Sono loro che dettano legge, come dice l’A.: La morte ti riempie la pancia esattamente come fa la vita, sorelle gemelle che a turno ti travolgono come onde. Anche se tieni saldo il timone, sono loro a governare la barca.

La teoria del moltiplicatore comincia in un’atmosfera cupa, senti subito che qualcosa di brutto inizia a montare in lontananza e a gonfiarsi sempre di più. Sembra un temporale, una buriana di vento, in sottofondo senti un ronzio malefico, rumori inquietanti, e l’eco sfocato di una tragedia.

Tra gli ambienti asettici dell’Accademia, i pezzi di cadaveri nelle loro teche, le cure dell’attesa nell’hospice e un amore ormai logoro o forse mai nato percepisci già che il romanzo ti porterà lontano. Forse soltanto il lago riesce ancora a darti un riferimento per non perdere la strada. Quel lago, ora placido e trasparente ora cupo e buio come una voragine, ti accompagna lungo lo sviluppo della storia come muto testimone.

Tutto inizia con la fuga di Francesca Conti, dottoressa e caposala all’hospice.

Francesca si allontana dal lavoro e dalla crisi del suo matrimonio con Alessandro Nardi, amministratore delegato di Villa Letizia e famelico consumatore di avventure con l’altro sesso, per una pausa di riflessione nella sua casa di montagna a Bienno, a un’ora di macchina dal lago. Un disperante tentativo di dirsi ancora una volta che quell’amore non funziona, che i conti non tornano, come non tornano i conti a Villa Letizia: nella struttura qualcosa non quadra nella triste filiera dei cadaveri donati alla scienza e lei vuole ragionarci con calma. Sul desktop del suo pc c’è una cartella intestata Calliope, dentro il mistero che l’arrovella. Avvisa del suo allontanamento gli amici più cari, Giorgio e Margherita, e il collega Sebastiano, detto Segamorti, segretamente innamorato di lei e compagno di indagini sulle stranezze di Villa Letizia.

Di più non voglio dire, anzi non posso dire per non rubarvi nemmeno un attimo di questa intrigante lettura che merita tutta la vostra attenzione. L’A. ha saputo miscelare con l’estro dell’alchimista le giuste dosi di suspense, di paura, di sgomento e vi travolgerà con l’adrenalina finale.

Sarete semplicemente mesmerizzati dall’intreccio del plot, penserete quasi che non ci sia soluzione al mistero. Vi convincerete che in fondo la verità non esiste o è sepolta in un ginepraio di ipotesi. E invece la verità arriverà e arriverà come una luce, donando a tutta la scena una composta serenità. Ma, vi avverto, il processo di conoscenza della verità sarà lungo, complesso, come una lenta e angosciante scarnificazione.

L’autrice

Rossana Pessione (1959) è direttore responsabile del quotidiano on-line www.ilfont.it. Prima cronista del quotidiano «Il Secolo XIX», poi redattrice del settimanale «Gente» e co-conduttrice del GR1 Scienze della RAI. Da trent’anni si occupa di divulgazione medico-scientifica.

 

 

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