La mia recensione de la Culla di Giuda, di Alessandro Vizzino

la-culla-di-giudaUna griffe d’eccellenza che inaugura la sua linea prêt à porter

Dopo SIN, romanzo d’indubbio valore, che ha rappresentato l’esordio in grande stile di un autore del pregio di Alessandro Vizzino, eccoci a La culla di Giuda.

Si parte da Rimini, la bella città malatestiana, dove la storia e le vestigia che ne dipingono il ricordo rincorrono la modernità delle strutture turistiche.

Un ex poliziotto, Valentino, costretto ingiustamente a spogliarsi della divisa, svolge il suo lavoro d’investigatore privato. Ha una compagna, Lidia, poliziotta ed ex collaboratrice, che dà un senso alla sua vita; un’assistente, Tiziana, a cui non rinuncerebbe mai; un nuovo socio, Max, che poliziotto non lo è mai diventato.

Tutti assieme precipitati tra fumi di Santa Inquisizione e Massoneria, in mezzo a ombre di un tempo lontano in cui rimbombano urla di strazio, a caccia di diabolici strumenti di tortura fra Italia, Spagna e Francia.

La ricerca storica e le sue notevoli sfaccettature non appaiono mai, eppure guidano ogni dettaglio del racconto. Una storia affascinante, attuale, con retaggi foschi del medioevo e un ritmo sempre fluido e divertente.

L’uso frequente del dialogo dona al romanzo immediatezza di percezione e modernità di comunicazione, il lettore ne resta catturato sin dall’inizio. Un modo di scrivere un poliziesco coniugando cultura e leggerezza, col tratto lieve del narratore e brevi ma intensi squarci di letteratura, per regalarci una lettura piacevole e accattivante.

Ciro Pinto