Il passero e l’imperatore, recensione di Carmela Martina

La riflessione di Carmela Martina Ponti


Quando la bellezza suscita nel cuore lo stupore e la meraviglia della vita l’anima dell’uomo si innalza, si eleva verso la purezza di sentimenti veri come sincerità e amore. Ma a volte la bellezza incontra cuori incerti, menti fragili, equilibri smossi dal peso di sofferenze e/o, responsabilità che gravano sulle scelte dell’uomo. Il caos di contrastanti emozioni svia il concetto di bellezza come astrazione che nutre, che è dono da non sciupare, e la mente entra nel labirinto degli istinti, verso l’idea di possesso e di dominio che sconfigge quel concetto e la bellezza muore.

Nel  libro ci sono 4 storie, 4 vite diverse, che come sempre danno a chi  legge lo stimolo per riflessioni profonde: l’orrore di un segreto inenarrabile che chiude il cuore e corrode la speranza; un incontro inaspettato che cambia la prospettiva della visione della vita; una solitudine di una vita-prigione costruita artificialmente, senza orizzonti; un desiderio di libertà cercato fuori dal cuore, dal proprio io interiore.

Nello scenario immobile, eterno e di infinita bellezza di Capri che fa da cornice e legatura, 4 destini incrociati catturano l’attenzione di chi legge con l’intento di comprenderne il senso, nel continuo confronto con il passato e con la storia di un imperatore che ha lasciato incognite come matasse da dipanare. Ogni parola del libro, e poco alla volta, compone il puzzle, ricostruisce e svela il mistero che è il mistero delle nostre emozioni vissute, della vita stessa, che probabilmente invece è palese agli occhi di un passerotto che sa guardare e in silenzio osserva il corso della vita, di chi c’è già stato, di chi vive il presente e di chi verrà.
Come sempre lo scrivere dell’A. è interessante e soprattutto sa scuotere con intense emozioni.

Carmela Martina