Festival Giallo Garda 2018

La Cerimonia di premiazione

Bè se anche Goethe, scrittore universale e uno degli esponenti più illustri del travel writing, è rimasto incantato dal Lago di Garda, al punto da fermarsi a Torbole per rimirare le sue acque interrompendo l’itinerario verso Verona, capirete il fascino che può esercitare su un povero mortale come me.

E badate bene che nel 1786 non c’erano mica le splendide signore del Giallo Garda, se ci fossero state –cosa non improbabile, visti i loro poteri e le loro alchimie-, il buon Wolfgang avrebbe dirottato il suo viaggio da Verona a Puegnago…

Bene, dopo questo doveroso omaggio al lago e alle Giallogarda’angels, vorrei farvi un resoconto veloce -non temete- di questi due giorni di Cerimonia finale del Festival. Ma niente scaletta, nessun repertorio di interventi, insomma non una cronaca dei fatti, ma un’escursione senza pudore nelle emozioni e nelle suggestioni che si annidavano in ogni gomito della libreriabarracantinabarradistilleriabarracovobarranascondiglio della nostra mitica Laura Marsadri.

Andrò perciò a ruota libera, perché ho visto cose…

Marx –non so come si chiami, ma mi piace immaginare che questo sia il suo nome-, il cagnolino onnipresente nelle interviste di Manuel Figliolini che detta i ritmi e i tempi dell’intervista, segnalando gli sforamenti con vivaci entrate nel campo visivo della ripresa video.

Autori che bivaccano tra panini e poderosi bicchieri di rosso comediocomanda –e alle cantine Marsadri c’è sempre e solo vino comediocomanda- e intanto fremono di parlare di quelle creature che hanno coltivato nel cuore e che hanno portato fino a lì come si porta a scuola un pischello di 5/6 anni il primo giorno.

E intanto si parla di cultura, minuscolo sì, non siamo mica parrucconi, e si spazia tra sofferenza dolore bellezza ironia humor violenza malattia storia filosofia. E sembra che non finisca mai. Certo, la cultura è vasta come un oceano, anzi come la somma di tutti gli oceani, ma non ci siamo mica spaventati. In fondo basta sdraiarsi in riva al mare e farsi bagnare dalle gocce sul bagnasciuga per comprendere che quelle gocce sono le stesse che stanno lontano, sugli abissi del mare. In fondo la cultura è una chiave che apre il mondo della vita, quella vera.

E i Prof Calanchi e Zaza, che questo lo sanno bene, ci infondono un po’ di cultura gialla e noir, ma attenzione, sono così onesti da dirci che non c’è una sola verità, ma tante tante verità. In fondo la verità giace sepolta sotto un ginepraio di ipotesi. Forse si rivelerà un giorno? O lascerà che continuiamo a cercarla per non smettere di sognare un mondo migliore?

Io, una piccola verità l’ho colta in questi due giorni stupendi: tra vincitori, finalisti, menzionati e perché no partecipanti tutti, domenica ha vinto la passione, la voglia irrefrenabile di raccontarsi tra realtà, sogno e incubo. Insomma la voglia di alzare un dito e dire: ci sono, ci sono anch’io.

Cp

E ora tutte le foto che sono riuscito a raccattare in giro